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martedì 16 ottobre 2012

New Page e analisi istituzionale: la ricerca letteraria nelle scuole


Francesco Aprile
2012-10-13

da Il Paese Nuovo, 2012-10-14

Fra gennaio e marzo 2012, a partire dall’idea e dalla proposta di Giovanna Rosato, si sono svolte lezioni sulla ricerca letteraria e, in particolar modo, sul movimento letterario New Page, fondato nel 2009 da Francesco Saverio Dòdaro, indirizzate agli alunni delle classi terze  delle Scuole Secondarie di Primo Grado di Cavallino e Castromediano, presso la Biblioteca Comunale Gino Rizzo, di Cavallino. Le lezioni, tenute da chi qui scrive assieme a Giovanna Rosato e, in due occasioni, ad Erika Sorrenti, hanno visto coinvolti i ragazzi che, al termine di queste lezioni-laboratorio, si sono cimentati nella scrittura e composizione della pagina "New Page", realizzando opere poi esposte a Cavallino e culminate in una nuova apertura del movimento, curata da Giovanna Rosato e denominata “New Page under 20”. Narrativa per ragazzi scritta dai ragazzi, dalle loro voci, dal loro appartenere al mondo, contro una certa dialettica sociale che, per certi versi, pretende di parlar loro tagliandoli fuori dal discorso reale, relegandoli ad una ricezione passiva in quella storia contemporanea dettata dalla netta divisione, anche in microsituazioni, fra detentori e non del potere di turno. Riprendendo dunque la formula del movimento, cioè i romanzi in cento parole esposti nelle vetrine dei negozi dopo esser stati applicati su crowner (pannelli cartonati usati nell’ambito della comunicazione pubblicitaria) – anche se quelli dei ragazzi sono stati scritti su pannelli in formato A5 -, questi romanzi brevi, brevissimi, diventano spazio per l’innocenza, per l’espressione dei ragazzi, per l’ascolto del loro ciò che è stato e del suo scoprirsi voce e racconto, dell’esserci anche loro. 
Le analisi di Lapassade, per quanto riguarda la microsociologia della scuola, mostrano come i ragazzi, inseriti in un contesto scolastico pre-esistente fondato su pratiche di trasmissione di informazione che eludono la comunicazione docente-studente necessaria al riconsocimento, sfocino in diverse modalità di baccano, disattenzione, o come il giudizio che il docente via via va maturando sui ragazzi influenzi il loro stesso rendimento e voglia di partecipare, fino a giungere in situazioni in cui tale atteggiamento può mostrarsi come induttore di comportamento deviante. Scriveva Lapassade che “Se l’uomo vuole essere soggetto, attore cosciente della sua storia può analizzare le istituzioni dalle quali dipende, quelle che lo attraversano e trovare nell’azione di gruppo una via d’uscita all’atomizzazione burocratica della quale è vittima”. C’è una pratica, dunque, affine a quanto attualizzato nelle lezioni-laboratorio a Cavallino, che prende le mosse dall’analisi istituzionale di Lapassade e sfocia nella ricerca intrapresa tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 con la nascita della cooperativa e casa editrice Sensibili alle foglie, denominata “socioanalisi narrativa” e indirizzata, fino a questo momento, a indagini in istituzioni carcerarie, psichiatriche, ospedaliere, o rivolta agli anziani, ai rom relegati nei ghetti contemporanei, alle condizioni di lavoro dei migranti, alla vita di strada dei minorenni e ragazzi stranieri. Nel contesto delle lezioni a Cavallino, guidate dalle domande nate dalla curiosità e dall’attenzione-osservazione che i ragazzi hanno dimostrato nei confronti di una dinamica espressiva probabilmente a loro vicina, calata nell’hic et nunc e capace di essere essa stessa, con lo spazio bianco della pagina da “arredare” con le coordinate del proprio puer, spazio di riconoscimento e mezzo di appropriazione di questo esserci al mondo, hanno liberato la propria condizione da ogni freno di natura, anche, strumentale legato probabilmente, in ambito scolastico, ad una sorta di compiacimento o di conformazione alle attese di docenti e/o famiglie, consegnando allo spazio bianco delle New Page elementi intimi, densi, forti, costruiti attorno alle dinamiche poietiche del ritmo, dell’ora, della condizione sociale o intimista, senza manifestarsi per la consueta sottotraccia “repressa” che caratterizza quell’aspetto nascosto della realtà sociale, appunto, in quello spartiacque storico reso manifesto nel passaggio verso un certo principio di realtà. Tutto questo attualizzato in quella pratica narrativa che è nel poter essere “letti”, umanamente, oltre che sulla carta, e quindi riconosciuti e riconoscersi come parte attiva del tessuto micro-sociale della loro elaborazione che è incontro, presenza e riappropriazione di uno spazio che è attenzione per la voce dei ragazzi stessi. Perché introdurre la ricerca letteraria, in un'età fondante per la crescita e formazione culturale, vuol dire introdurre e lasciar liberamente recepire concezioni sempre aperte al confronto, al cambiamento. Vuol dire che la ricezione di tali messaggi di comprensione e ascolto dello spazio di una realtà sociale, altrimenti off-limits, è una semina che proietta i ragazzi in una dimensione di conoscenza e approfondimento del loro percorso umano ancor breve, ma già capace di maturare consapevolezze.

lunedì 1 ottobre 2012

Diversalità Poetiche di ottobre per Renato Leopizzi


Diversalità N. diciotto apre con il numero di ottobre dedicato a Renato Leopizzi. La rivista è in download al link: http://www.francescopasca.it

Per questo nuovo numero, Diversalità Poetiche propone un recupero della figura di Renato Leopizzi letta sullo sfondo di un confronto dialettico (poetico, letterario, artistico, di riflessione) attorno ai sistemi repressivi ponendo il dialogo e l’ascolto, incessanti, in uno spaccato argomentativo in cui in maniera ampia si affrontano tematiche legate a sistemi repressivi, spesso di matrice culturale, il tutto legato al recupero della figura di Leopizzi che da sfondo, filo conduttore, tema centrale e altro ancora, e conferisce forza e respiro al prodotto finale.

In questo Foglio:

• Egidio Marullo - ritratti di libertà
• Paolo Vincenti - memoria
• Elio Coriano - H64367/68/69/70/71/72/73/74
• Francesco Aprile - le pratiche dell'orrore
• Maurizio Nocera - Grillaquila / Leopizzi
• Giancarlo Serafino - nel ventre della morte
• Luc Fierens - immagini
• Francesco Carrozzo - libertà
• Caterina Trovato - semper ire
• Francesco Pasca - l'opportunità nascosta
• Cristiano Caggiula - l'indica pungente
• Antonio L. Verri diario 22 - 1-1984
con una lettera di Ignazio Apolloni

giovedì 20 settembre 2012

L’esperienza di Astràgali Teatro nei territori occupati

 Francesco Aprile
2012-09-19
da Il Paese Nuovo, 2012-09-20

“Un teatro in Palestina. L’esperienza di Astràgali Teatro nei territori occupati”, è un volume edito da Astràgali Edizioni che raccoglie i resoconti dell’esperienza della compagnia teatrale in Palestina e Giordania, nel 2010, all’interno del progetto Roads and desires, theatre overcomes frontiers, svoltosi fra spettacoli e laboratori con attori provenienti da Italia, Malta, Cipro, Grecia, Spagna, Palestina, Giordania.

All’interno del volume, nelle sue “Note di viaggio in Palestina”, Pietro Fumarola si concentra sul rapporto fra psichiatria e disagio psichico in quello che definisce “un immenso campo di concentramento a cielo aperto”. La domanda è cruciale, al punto da porsi come snodo dal quale procedere nell’analisi e nell’osservazione di un territorio dilaniato da continui conflitti. Se spostiamo il raggio d’azione è possibile notare come, nell’ambito di stati modificati e disagio psichico della e nella reclusione, brusche riduzioni o interruzioni di stimoli nel passaggio verso situazioni di ipocomunicazione, dovute a lunghi periodi di incarceramento, possano provocare nell’individuo disagi quali vertigini, mancanze, transe da ipostimolazione e altro ancora al punto da agire, nell’uso di pratiche coercitive, con modificazioni della realtà psichica, snaturandola. Lunghi periodi di internamento sembra possano persino distruggere la persona, attraverso il rivolgimento in sé messo in atto nella chiusura in quella prigione della carne che è data dal proprio corpo come punto unico, ormai, dell’esistenza violata. È la violazione dell’esistere, dell’individuo che, solitamente, evolve in pratiche che muovono dall’esperienza vissuta al proprio interno. È nella cancellazione di tale esperienza la deprivazione umana ed il luogo della domanda di Fumarola sposta, giustamente, l’attenzione su quali siano le conseguenze di una sorta di internamento costante, quotidiano, a cielo aperto. Il luogo libero, vissuto come campo di concentramento a cielo aperto, come struttura repressiva nella quale si è sottoposti ad una prolungata esposizione in condizioni di costante pericolo, terrore, deprivazione di elementi sociali propriamente umani, può portare ad un effettivo capovolgimento del luogo, della sua ricezione e, quindi, del suo apporto alla dimensione psichica dell’individuo? Tornando indietro, a stati di incarceramento prolungato, il detenuto può esser consapevole che al di fuori dello spazio di controllo può esserci ancora uno spazio “libero”, seppur nella possibilità che una prolungata esposizione, forzata, a tale controllo possa snaturare la persona. Ma come viene recepito il capovolgimento dello spazio “libero” in campo di reclusione? In che maniera agisce tale condizione? La situazione nel luogo di transito, l’areoporto, che da Amman porta la compagnia di Astragali in Palestina, è quella della deportazione del tempo, completamente rapito dalla forza dei militari che usufruiscono a piacimento del tempo della persona, violandone l’esistenza individuale. Se in una prima fase storica dell’uomo, invece che di tempo, si potrebbe parlare di ritmo, successivamente, prime divisioni tecniche portano alla razionalizzazione di quello che chiamiamo tempo ed alla sua quantificazione verso prassi di alienazione dello spazio vitale, il tempo. Lo strattonamento di tale dimensione, che lo espropria con violenza all’individuo all’interno di un contesto di temporanea repressione, pone il rapimento delle esistenze nella proibizione dell’altro; attraverso, anche, ad un linguaggio che non chiede, ma ordina, reprime, nega alla vita, strutturando una condizione, nel rapimento del tempo, accostabile alla sua deportazione in condizioni di reclusione. Un campo di concentramento a cielo aperto.

venerdì 14 settembre 2012

un homenaje a josé martì

un homenaje a josé martì, pensador, periodista, poeta y revolucionario cubano que luchò contra el colonialismo espanol, dando su vida por la libertad de su patria.

mail-email art.

inauguracion viernes 14 de septiembre, 2012, 21:00

casa jose martì - senillosa 2092
c.a.ba. - argentina

Artistas participantes:

Alemania: Dragan Jukic.
Argentina: Carlos Terribili - Susana Picasso - Luis Morado - Samuel Montalvetti-
               Irene Ronchetti - Hilda Paz - Mauricio Schvarzman - Ruth Gabriela                                  
               Geminiani - Diego Axel Lazcano - Cristina Mari Campo - Silvia Santana-
                Rubén Oscar Mancini - CastroMagno - Cecilia Heredia.
Brasil: Bee Domingos - Vera Presotto – Darmeli - Imeritta Pandolfi Passos.
España: Lois Magariños - Pedro Bericat - Daniel de Cullá – Valdor - Manoel Bonabal 
            Barreiro - Sabela Baña - Susana Ribuffo.
Francia: Daligand.
Italia: Carlo Iacomucci - Giovanni StraDA DA - Francesco Aprile - Guido Capuano -
           Angela Caporaso.
México: José Luis Alcalde Soberanes.
Reino Unido: Simon Warren.
Uruguay: Clemente Padín.

mercoledì 29 agosto 2012

Unconventional Press @ Poetry Library, U.K.



Il Poetry Library di Londra, biblioteca-archivio, ospita _language regression di Francesco Aprile, edito da U.P. nel marzo 2012.
Poetry Library è Biblioteca-Archivio, sede del Consiglio delle Arti e della Collezione di Poesia presso la Southbank Centre, a Londra. Comprende la più completa e accessibile raccolta di poesia dal 1912 in Gran Bretagna, ed è la libreria principale per la poesia moderna e contemporanea finanziata da "Arts Council England". Ospita pubblicazioni in diversi formati - libri, opuscoli, audio cassette, cd, video, dvd, riviste, giornali, singoli articoli di giornale, fotografie, manifesti, cartoline, opere e pubblicazioni di poesia visiva, pubblicazioni legate alle sperimentazioni del '900 a partire dagli anni '50, con particolare attenzione al periodo che raccoglie le avanguardie che dai '60 agli '80 hanno caratterizzato la ricerca -  ed è la casa di poetrymagazines.org.uk, un numero sempre crescente di database full-text per il Regno Unito. La Biblioteca, fondata nel 1953, contiene 100.000 voci e continua a crescere con l'obiettivo di immagazzinare tutti i titoli di poesia pubblicati nel Regno Unito comprese anche, assieme ai testi di autori inglesi, le traduzioni di autori stranieri, con testo a fronte, pubblicate nel Regno Unito.
Poetry Library, vista la dimensione e le caratteristiche internazionali e plurilinguistiche della ricerca dei diversi autori operanti nell’ambito della Poesia verbo-visiva ospita, a partire dall’agosto 2012, “_language regression. techno-visual poetries” di Francesco Aprile, pubblicazione indipendente a tiratura limitata, edita da Unconventional Press in Italia, Lecce per la precisione, nel marzo 2012 e in doppia lingua, italiano-inglese, che ha l'onore di essere archiviata nell'importante biblioteca che ospita esclusivamente testi editi nel Regno Unito.
Il libro_
Francesco Aprile, _language regression. techno-visual poetries, Unconventional Press, Lecce, March 2012
Unconventional Press propone, a partire da marzo 2012, _language regression. techno-visual poetries, poesie visive, digitali, narrazioni poetiche istantanee per stampe fotografiche, di Francesco Aprile.
Un percorso, quello dell’autore, che si realizza fra narrazioni poetiche, visive, elettroniche, informatiche, algoritmi poetici, schede perforate, mail art, email art, post arte genetica (post Ghen, 1976), istantanee per stampa fotografica digitale. “_language regression” è la concettualizzazione del segno poetico disarticolato, desemantizzato che rinasce cristallizzato in una serie di narrazioni istantanee, veloci, che sono frammenti di una realtà frenetica. La scelta è quella di opere della ricerca poetica, verbo-visiva, realizzate in digitale e destinate ad un libretto in stampa digitale fotografica nel solco di una linea di ricerca in cui il supporto e le dinamiche realizzative connotano il contesto storico. E ancora, retrocedere alla frantumazione del segno minimo significante. Slogature del senso. Nuotare in un mare di segni infranti, sempre sul bilico del comporsi per significare. Il linguaggio come sedimentazione dell’anthropos.
I singoli lavori sono caratterizzati, inoltre, da stratificazione sociale dell'opera, narrazioni scomponibili, segni di punteggiatura elettronica e interazioni testo-corpo / Mcluhan-Lacan: estensione, narcosi, manque à être per ambivalenze sociali destrutturanti. Disarticolazioni semantiche e regressione del linguaggio.

venerdì 17 agosto 2012

Experiential-experimental-literature|| poems || Francesco Aprile

texts that change the conscious parameters of literature, both for readers and writers. from a different angle than these, r.p. blackmur adds: ‘poetry: [is] …language so twisted and posed in a form that…it adds to the stock of available reality.’ and: now that blogger has included the ability to reproduce fonts more accurately, alpha-numeric visual-poetry will be welcomed for consideration.
Link:

martedì 14 agosto 2012

L'arte 'rete' di Franco Gelli


Franco Gelli fra pittura, poesia visiva, copy art, mail art, ricerca avanzata per un percorso di ibridazione teorico-concettuale a nutrimento dell’assetto artistico. Aderì al Movimento di Arte Genetica (GHEN – fondato da Francesco Saverio Dòdaro nel 1976) e fu il “numero due” del movimento. Ha realizzato, fra le varie opere, “Il manifesto della follia, 1980-1984″, “Ipotesi genetica di città, 1984″, “Mare Piccolo”, “EXVOTO PER Carmelo Bene (in)adempiendo LACAN”, “Implicazione struttura ambiente, 1966″, portando a compimento importanti opere imbevute, anche, dell’assetto sociale, dello spazio attorno, inquadrando, in uno sviluppo artistico sempre avanzato, temi difficili come quello dell’immigrazione.
C’è una poetica che è nel processo, nel mancamento, nella distanza storica dei processi evolutivi della propria persona e della persona d’altri, dell’azione ch’è esterna s’ascolta e s’accorda nel sentire e nella pratica realizzativa. È il concetto del processo che sedimenta l’opera, ne descrive le traiettorie e le strutture in entrata, l’artista stesso, che emerge e sfocia in risultati, di volta in volta diversi, che sono propri delle tematiche trattate in corso d’opera e le riscopre come corpi-arti dello stesso volto, perché descritte in una pratica realizzativa caratterizzata da quel criterio di identificabilità “genetico” che è nell’esperienza del vivere quotidiano, e si genera dal profondo dell’artista.
Intraprendere un discorso a partire dall’opera poetico-visiva di Franco Gelli significa destinarlo, il discorso, all’elaborazione teorica di una delle poetiche più avanzate negli ambiti della ricerca artistico-letteraria degli ultimi trent’anni, sepolta, come spesso accade, da un ingiusto velo di polvere che, oggi, si propone come lembo di terra che nasconde e sul quale si è andati edificando castelli di specchi smisurati, privi di ogni cognizione di quanto accaduto nel recente passato. Fra installazioni, testi teorici, poetico-narrativi, iniziative volte al recupero (si vedrà, più avanti, l’operazione condotta da Gelli nel tentativo di un recupero, profondo, sincero, dell’opera poetica di Vittorio Bodini) si snoda l’esperienza più avanzata che la proposta di Gelli ha saputo strutturare nel corso degli anni.
L’opera di Gelli, nei moduli M27 – M28 del primo numero del Quotidiano dei Poeti, pubblicato nel marzo 1989 – voluto da Antonio Leonardo Verri e strutturato, nella sua prima esperienza, nel respiro della modularità dattilo A4 pensata e voluta da Francesco Saverio Dòdaro – intitolata “Omaggio a Mlyanàrcik”, tende l’esperienza poetica dell’autore nel bilico di un sentire incagliato fra il passato e la contemporaneità di uno sguardo che si staglia fra la Venere del Tiziano e gli scorci di Venezia, i disagi urbani, metropolitani, di una città in espansione, che non è dato sapere quale perché è negli umori che incarna che si situa la sua condizione di crescita e trascende Venezia, ma che esiste e si agita alle spalle della tranquillità maliziosa del Tiziano, assorbendola, dilaniandola nello scalpitare tumultuoso della crescita della modernità, ansiosa, smaniosa di esserci e di assorbire la lentezza armonica dello sguardo pittorico della Venere incantata, ma che già sente lo scalpitare del tempo in quei sobborghi che, già post-urbani, ne assediano l’armonia.
Facendo alcuni passi indietro nell’ambito della ricerca svolta da Gelli, è necessario un breve itinerario in quello che è stato il Movimento di Arte Genetica, fondato da Francesco Saverio Dòdaro nel 1976, e del quale Gelli è stato il “numero due”, come testimoniato dal timbro che apponeva sulle sue opere che riportava la dicitura di “Genetico Numero 2”. Col Movimento di Arte Genetica, Dòdaro rintraccia l’origine del linguaggio nella mancanza a essere individuata da Lacan per la separazione del soggetto dal complemento materno, in quel trauma del linguaggio, verso quello sviluppo della realtà psichica dove, all’interno dell’analisi lacaniana, è possibile riscontrare, oltre all’esperienza traumatica della separazione all’atto della nascita, che il bambino cercherà di colmare attraverso la pulsione che, incontrando i limiti del corpo, sfocerà nelle zone erogene, proseguendo con la fase dello specchio e l’alienazione del soggetto nell’io immaginario, fittizio, fino alla terza fase in cui la presenza del padre che separa il bambino dalla madre pone il bambino stesso nell’ordine simbolico del linguaggio, che lo indirizza alla vita “propriamente umana”. All’interno della teoria genetica Dòdaro considererà il linguaggio come una congiunzione volta al ricomporre la dualità dell’anima, rintracciando, inoltre, la musicalità insita in ogni linguaggio umano nell’archetipo del battito del cuore ascoltato in età fetale nel grembo della madre. A partire da ciò, Gelli, genetico numero due, avvierà un percorso di ricerca che lui stesso denominerà di poesia neo-genetica nell’intervento teorico che accompagnerà l’installazione poietica “Stazione Genetica. Manichino: Macchina abitabile postindustriale” e che sarà, poi, pubblicato nel numero di Ghen Res Extensa Ligu del giugno 1984. Attraverso l’opera in questione, e il relativo testo teorico, di fatto Gelli parla, come già detto, di “esperienza neo-genetica non più fondata sulla memoria del suono, poiché lo sguardo mirato altrove ne fa memoria di luce”. “Stazione genetica” è un’opera/installazione ai margini tribali di un bosco condizionato dalla chirurgia sociale di relitti postmoderni; un’auto, un manichino. Nel nome è l’intercambiabilità, la simbiosi dei ruoli di questi due strumenti accostabili al duale. Nel titolo, il manichino è letteralmente definito “macchina postindustriale abitabile”, richiamando all’automobile come spazio abitativo postindustriale, ma, allo stesso tempo, siamo nell’ottica di un manichino vuoto che di fatto fonda l’abitabilità del nulla tecnologico contemporaneo ed apre alla dualità dell’abitare, della simbiosi, della comunione, di un contesto di comunicazione tecnicamente alienato che ricerca le sue radici duali.
“In primavera non vedo”, opera ispirata ai quaderni di Franca Camillò, pubblicata sul numero di dicembre 1982 di Ghen Res Extensa Ligu, un tondo, un cerchio, riflesso di remote mancanze, nero, nero come la pece, come il mare di notte quando ogni centimetro di profondità è un fondo abissale, uno scuro ritmo maternale; una bambina, una foto, la luce sullo sfondo, bianca accecante, un muro bianco e il nero che ricopre la bambina, la sua sagoma lontana come il fondo scuro del cerchio, profonda come il mare; vicina nel tempo, ma ubriaca di lontananze originarie.
L’iniziativa “Cercare Bodini”, accennata in apertura, pubblicata nel febbraio 1983 sul Pensionante dei Saraceni, è identificabile come una imponente operazione poetica autogestita, accostabile al circuito della mail art, “indicativa di scelte funzionali rispondenti in arte a meccanismi aggreganti instaurati per contatto” (Gelli, F., in “Pensionante dei Saraceni”). Il segnale linguistico, quindi simbolico, rintracciabile nella poetica di Vittorio Bodini, parte da labbra che sono antenne delle lontananze, perché la pulsione, la libido che incontra i limiti del corpo per convogliarsi sulle zone erogene freudiane, ricerca il contatto, causa mancanze ad essere, propriamente umane di Altro che ci dona la parola, ci apre al simbolico e si confonde nella ricerca poietica di una produzione artistica del reale, indistinto dal sogno che non è irreale, ma produzione e costruzione della vita che nel contatto si realizza. Il seme linguistico della poesia, in questo caso filtrato attraverso il segnale “Bodini”, è la concezione dell’arte come rete, all’interno della quale, nel caso della proposta di Gelli, convergeranno, fra gli altri, Achille Cavellini, Francesco Spada, Luciano Caruso, Lamberto Pignotti, Francesco Saverio Dòdaro, Vittorio Balsebre, Mirella Bentivoglio, Toti Carpentieri, Lucio Giannone, Gino Gini, Gruppo Gramma, Sandro Greco, Armida Marasco, Elio Marchegiani, Armando Marocco, Antonio Massari, Eugenio Miccini, Enzo Miglietta, Fernando Miglietta, Rolando Mignani, Alex Mlynàrcik, Vanna Nicolotti, Atonio Noia, Ico Parisi, Ilderosa Petrucci, Pierre Restany, Romano Sambati, Vittorio Tolu, Donato Valli, Carlo Alberto Augieri e altri ancora.
“È pur nostro il disfarsi delle sere” è un verso autografo di Carmelo Bene sul retro di un dipinto di Gelli che, l’autore neo-genetico, ripropone nella pubblicazione sul Pensionante dei Saraceni del testo teorico e delle foto della sua installazione intitolata “(In)adempiendo Lacan” che mescola la lacaniana fase dello specchio all’apparire nell’esserci-non esserci di Carmelo Bene che, nell’installazione, appare alla madonna, riflessa nello specchio, che rivive la fase dello specchio per il riconoscimento e la strutturazione fittizia di sé, in un capovolgimento che vede Carmelo Bene sospeso, aprirsi al volo, aggrovigliato al suono che nell’aria si propaga attraverso le note di un violino. Scrive Gelli che “Il suono del verso è chiave, conseguenza delle conseguenze (causa di Teatro) (causa di Poesia) per chi parte dal sud del sud dove la memoria non ha limiti (lontananze genetiche)”.
“Amo Venezia”, sulla copertina de “I trofei della città di Guisnes”, romanzo di Antonio L. Verri pubblicato nella collana Il Quadrato – all’epoca diretta da Antonio Errico – per Il Laboratorio di Aldo D’Antico nel mese di dicembre 1988, è una risonanza, una radiografia, un cercare che è nuotare in un mare amniotico che accarezza il ventre della città, il passo del bambino, l’amore originario.
Francesco Aprile
2012-07-23
Da Il Paese Nuovo

giovedì 9 agosto 2012

Dell'accogliere reciproco

La natura è suscettibile al concetto comportamentale che sviluppiamo in relazione ad esso. Se vediamo solo merce essa diventa inerte, ovvero idonea ad essere commerciata: anticipa i nostri scopi morendo.
(Norman Mommens, Spigolizzi, 1989)

1.

Lecce. Giovedì 2 agosto 2012. Comitive di turisti assiepano una manciata di strade di pietra. Sono le otto del mattino, l’aria è ancora fresca o almeno ne mantiene l’apparenza. Fra poco le pietre vomiteranno sudore, il sole le passerà da parte a parte come fa con gli occhi quando si aprono al risveglio, e scriverà una serie di umori strattonandole nella loro immobilità, iniziandole ogni volta alla vita.
Comitive di turisti affollano una manciata di strade di pietra, dove il tempo ne ha perfezionato la dimensione, ingozzandole, destinandole ad un lembo rarefatto dell’anima. Sembra quasi non ci sia equilibrio. Facce su facce si attorcigliano l’una sull’altra cercando d’apparire, come le facce della gente il sabato sera su queste stesse strade. Un ricordo vecchio di pochi giorni custodisce ancora nei miei occhi la sensazione di una pietra diversa; una pietra che ha saputo mescere il passato e il presente in un equilibrio importante perché denso di cose da ricercare, senza il peso di un affanno claustrofobico. A Specchia, la pietra di castello Risolo, tumefatta dal tempo senza che questo ne ingozzi l’esistenza con violenze immani, viveva, nei giorni del Festival di Cinema del Reale, fra due dimensioni diverse. Il sapore mitologico, arcaico, delle pietre e della luce dei colori di Norman Mommens e la multimedialità di un festival che sa come progettare la sua scansione, contribuendo ad un Sud come discorso di crescita capace di sostanziarsi nello scambio del reciproco accogliersi, più che nella vetrina politica della mondanità salentina.

2.


Lecce. Giovedì 2 agosto 2012. Il giorno si scalda e comitive di turisti s’ingozzano di sudore come conchiglie straripate dal mare, arroccati in strade antri di pietra mortificate dalla condizione commerciale che violenta il ventre caldo della vita. Giorni prima, a Specchia, le pietre di Norman Mommens accendevano una poetica che spostava la dimensione dell’uomo al centro di un canto antico, perforato da danze tribali e grandezze oceaniche che pervadono il nostro corpo, acuendone la percezione e il riconoscimento, eludendo la scansione temporale di un posto dove gli orari dei temporali si azzuffano con un cielo scaltro, alato, sempre troppo netto, sempre troppo scottato, in un pezzo di dimensione archetipa sostanziato, ancora, da persone nascoste dietro porte e finestre, incasellate in relazioni che dialogano fra loro con l’intensa voce del silenzio, che fa l’amore col mare nell’antro di una conchiglia.


Francesco Aprile
2012-08-04


venerdì 13 luglio 2012

Il coniglietto di luna, il ricordo del ripetersi nelle pagine di Ignazio Apolloni

 tratto da: edizioni cfr poiein - http://www.edizionicfr.it/mailing/00001/14_Aprile1.pdf

Apolloni, I., Il coniglietto di luna, Edizioni Arianna, 2009

Intervento sulle forme del ricordo  della favola
di Francesco Aprile
2012-03-12

Ci sono parole e situazioni che sembrano tendersi e accentuarsi nell’ottica di una collocazione temporale diversa, salvo, poi, tornare all’attenzione del lettore per il loro non provenire da un passato remoto costruito lungo un tramandarsi di generazione in generazione. Sono, invece, favole moderne che ci impongono il ricordo, un percorso di attenzione ad una condizione comune a tutti gli uomini, condensata nello spazio sognante che s’incaglia negli occhi poco prima del risveglio. Il ricordo è quel leitmotiv che dura una vita e si protrae nelle vicissitudini di altre persone, estendendo la sua propria durata oltre una vita stessa, sussiste, infatti, nel replicarsi, nell’esserci nelle vite altrui, annodato alla condizione dell’esser stati tutti bambini. In questa condensazione umorale tipica dell’essere bambini, del significarsi il mondo con lo sguardo incantato dell’immagine, si accoglie un percorso inconscio, quella struttura atemporale straussiana, che ricollega le favole di Ignazio Apolloni, seppur moderne, alla condizione tipica del racconto popolare che travalica il tempo destinandosi all’oblio, non per dimenticanza, ma per rassegnazione come assenza di catalogabilità, dove nella perdita del proprio tempo come datazione si riscopre un valore di rappresentazione universale della parola corredata da un linguaggio immaginifico, proprio dell’uomo archetipo che si spiega il mondo con l’immagine frammentata e soffusa dell’inconscio e l’incanto negli occhi come i sogni poco prima del risveglio. Il coniglietto di luna è una raccolta di favole di Ignazio Apolloni, impreziosite dalle illustrazioni di Roberto Zito, pubblicato da Edizioni Arianna nel 2009. Ignazio Apolloni è autore esponente della Singlossia, forte nella sua opera letteraria è la commistione del linguaggio scritto che s’accompagna al contesto, magico, di una componente fumettistica, una condizione che porta a favolare le parole, affabulazione sistematica del contenuto attraverso esportazione semantica di una serie di significanti rielaborati, in quest’opera, per la precisione, attraverso le illustrazioni del già citato Roberto Zito che decontestualizzano il percorso sociale contemporaneo, relazionando, come accennato in precedenza, la parola ad un incavo incantato che staccato dalla datazione del suo tempo di origine è singlottico, perché nasce sulle macerie della sua contemporaneità ponendosi nell’avviso di un divenire, in un tempo diacronico che ci proietta nella nostra singola condizione futura di uomini sognanti attorcigliati ad alberi di fluorescenti inclinazioni inconsce, a derivazioni post-urbane dove la natura, attraverso la favola, riprende a sé lo spazio che le è defraudato. Si riscopre, la natura, come momento d’incanto nel susseguirsi di personaggi a metà fra una inanimata dolcezza d’infanzia nello spazio di un peluche e lo scintillio vitale libertario del correre di un coniglietto nelle distese incantate dei nostri occhi aperti all’incredibile.

lunedì 9 luglio 2012

Sophie Raimbault//il n’y a pas de titre


Peut-être. Può essere che a capire una città, un luogo, ci voglia tempo, come diceva il poeta-paesologo Franco Arminio, lo scorso 26 maggio presso il Fondo Verri di Lecce, quel tempo necessario per entrare in un luogo e sentirlo respirare dentro, insieme al proprio respiro. Le strade del centro storico sono strette, ma sembrano dilatarsi nella luce soffocante come fossero ombre di De Chirico. I colori sono quelli di una vita, quelli delle pietre e dei venditori che affollano il corso più dei turisti assiepati ad immortalare l’impossibile. Nel mezzo, Sophie Raimbault che dalla Francia, dice, era venuta in Italia, a Lecce, lo scorso anno per sei mesi presso l’Accademia di Belle Arti, ed ora è qui, di nuovo, fra queste strade ammonticchiate l’una sull’altra che si strofinano l’anima fra loro e tutte quelle esistenze di passaggio. Vende quadri, disegni, serigrafie, con un banchetto barcollante ed una scritta su un pezzo di cartone grezzo che recita “Arte Libera...forse”, perché, dice, “Cosa c’è di libero?”. Nelle parole connotate da un italiano incerto, ma sincero, mostra, contratto, il respiro della tradizione filosofica francese, si porta addosso tutto quell’incipit, pesante come un macigno, che Rousseau sprigiona nel suo “Contratto sociale”, che lei esprime tutto in quel “forse”, marchiato con un pennarello nero a ricordare le catene di un mondo sociale a misura di pochi; «L’uomo è nato libero e ovunque è in catene. Chi si crede padrone degli altri è nondimeno più schiavo di loro» (Rousseau). Parla piano, lei, respira e accoglie quello che ha attorno e, forse, ha capito lo spazio di questa città prima di noi stessi, prima di altri che certe strade da sempre le scorrono senza percorrerle mai veramente. Ha capito che l’incertezza del suo banchetto è una libertà che cerca di crescere e far crescere, che accoglie in sé le differenze e queste accolgono lei e le sue rappresentazioni. Ha forgiato i colori con il suo io che diventa un noi, capendo che non si può rappresentare il nulla. Ha capito che qui la luce è sempre troppa luce, e il buio è sempre troppo buio, senza rappresentazioni di sorta, che i contorni sono sempre troppo definiti e mai sfumati, che qui esiste un contrasto sempre troppo netto fra il mondo sotto i piedi e quello sopra le nostre teste, che la città respira a fatica perché è schiacciata da un cielo troppo pesante in quella condizione di infinità che si esprime, ancora, in quei contorni troppo netti, estenuanti. Ha capito che la città è definita, che è come un adesivo appiccicato sul cielo, e teme di cadere, di staccarsi e schiacciarsi al suolo. Ha trasfigurato il barocco, capendo che non si può rappresentare il nulla, ché quando ci si apre all’accumulo forsennato, al moltiplicarsi di facce l’una sull’altra, per esteriorizzare, portare lontano, fuori dal mondo e dalla dimensione umana, è proprio il soggetto che perde e si apre al nulla; come la Santa Croce di Carmelo Bene, fuori, tutto, e dentro il nulla per il dio che non c’è. Ha trasfigurato il barocco in una linearità semplice e netta, come i contrasti, i contorni, i confini precisi fra la città e il cielo. Ama l’arte di Antony Clavé e il tribalismo urbano di Jean-Michel Basquiat, ama la manipolazione timbrica delle stampe artigianali di Le Tampographe. A volte, per capire un luogo è necessaria una prospettiva esterna che arricchisce i nostri sguardi con l’ottica diversa di chi non è assuefatto a questi respiri smorzati. Ha un blog che non ha un titolo, il n’y a pas de titre a ce blog, e non riesce a capirlo: http://ilnyapasdetitreaceblog.blogspot.it/.

Francesco Aprile
2012-07-09








sabato 7 luglio 2012

L'esiliato dei Pazzi


Il Nobilissimo Signore è un refrain nell’Esiliato dei Pazzi, ultimo romanzo di Antonio Errico, ultimo abbandono verso approdi sconosciuti che sanno farsi ascoltare, incontrare e raccontare. Il Nobilissimo Signore è un refrain che accompagna lo scorrimento veloce delle parole, la loro andatura sempre regolata da periodi brevi, incisivi, disarcionati dalla memoria di un romanzo che lo si vuole, o lo si dice, storico, ma che è proiezione delle intimità recondite dell’uomo e del suo porsi alla vita; e per questo è una narrazione che si articola sulla condizione dell’esistenza, il suo andamento, un primato di questa sul pensiero che è sempre nel bilico fra ragione e passione, e mai nel rivolo totalizzante delle condizioni dogmatiche che appestano l’uomo nel mantello sociale. Scrive Antonio Errico che «non esiste parola metafora immagine simbolo figura che possa dire Dio», ma c’è una persistenza, nel romanzo, che tiene unite le parole e gli scorci improvvisi di buio o luce, che tiene insieme le trame del tempo e dell’oggi, e che in questa persistenza riproduce la dimensione della percezione quasi archetipica, ma slegata dall’uso simbolico della rappresentazione di forme di natura o vita, ma che implicita a natura e vita viene fuori come eruzione dalla costruzione del periodo, del narrato, dello scavo nel conoscersi e del riconoscersi in Altro, per aprire le porte dimenticate di sé. Perché Antonio Errico non racconta la vicenda dei Pazzi e dei Medici nella Firenze della seconda metà del 1400, racconta il pittore Niceforo che cerca di catturare la luce e l’indicibile, racconta il Fabbricante di Antonio Verri che si mescola nella storia e dalla storia è rapito. C’è un ritorno di figure che sono indistinte, c’è Antonio Errico e c’è Antonio Verri che è Galateo che incontra l’esiliato e nell’esiliato, tutti, si raccontano. La luce è dimensione preziosa in un pensiero meridiano che abbraccia il sentimento morale dell’umanità di Rousseau e la stretta di mano solare di Albert Camus, e si confonde senza intermezzi nella notte che improvvisa sovviene, nel buio che capovolge e porta altra luce, diversa, di altri incontri stellari che stellati impogono attenzione al lettore e non guardano mai al filo della narrazione, ma al perdersi in questa come tra la dimensione frastagliata delle coste di quell’Europa di Goethe che solo nel mare ha in sé l’apertura,  di questa sotria che è essere nell’altro, mai veramente svelato perché non sembra essere un singolo uomo, ma Altro come dimensione di umanità cercata e vissuta. Il Nobilissimo Signore è quel refrain, quel filo della narrazione che per questo torna, si abbatte e sempre ritorna, come un’onda che frusta lo scoglio e sempre torna nel suo confondersi ancestrale con altre onde che dopo di lei, su di lei arrivano e mischiano come essenze trasfigurate dalla luce, nell’indeterminato narrato di personaggi che, tutti, nell’esiliato hanno voce e cuore.

Francesco Aprile
2012-07-06

Vedo sempre fuoco

Calimera, 13 giugno 1960: ricordo delle tabacchine bruciate durante il lavoro

C’era una donna in un letto d’ospedale. Una donna e le sue urla, il suo dolore. C’era una donna in un letto d’ospedale nel resoconto della giornalista Miriam Mafai, ripreso, dalle pagine della rivista “Vie Nuove”,  all’interno del volume “Il grembiule degli Angeli” curato da Maria Roca Montinaro nel 2002. La giornalista Miriam Mafai ripercorreva, nell’intervento del 1960 intitolato “Bruciate vive sulla via del tabacco”, le vicende delle tabacchine morte durante il lavoro il 13 giugno dello stesso anno a Calimera. La donna, della quale raccontava le urla, lo strazio, il dolore, Lucia Di Donfrancesco, era ricoverata in ospedale in preda all’incubo dell’incendio e ai suoi danni che sarebbero stati irreparabili al punto da portarla alla morte. Sei donne sono morte in quell’incendio. Dagli atti parlamentari della seduta pomeridiana del 14 giugno 1960 emerge che «se vi fosse stata una sola uscita di sicurezza le operaie della ditta Franzo e Villani di Calimera si sarebbero certamente salvate». Scriveva Miriam Mafai: «Mi brucia sempre qui – mormorava la donna indicandomi il petto. Respira a fatica [...] e mi guarda attraverso una immensa lontananza. [...] La donna che mi guarda senza vedermi bene si chiama Lucia Di Donfrancesco [...] Ce ne sono altre due in ospedale: Epifania Cucurachi e Elvira Castrignanò. Quest’ultima tende verso di me il braccio ustionato, stretto ancora nella fasciatura, tenta di alzarsi a sedere e mi grida: Vedo sempre fuoco… Non posso dormire. Vedo sempre fiamme tutta la notte». Nelle pagine che, nel volume curato da Maria Roca Montinaro, sono dedicate alla morte delle sei tabacchine (Lina Tommasi, Luigia Tommasi, Epifania Cucurachi, Lucia Di Donfrancesco, Luigia Bianco e Assunta Pugliese), le foto della raccolta del tabacco raccontano uno spaccato di storia che è preludio alla “immensa lontananza” raccontata da Miriam Mafai, a tutta quella distanza che è figlia di una condizione sociale che se solo fosse stata – e fosse, oggi, con le dovute differenze – supportata da politiche culturali-sociali attente, con lo sguardo mirato all’accogliere, non il profitto, ma la dimensione umana, si sarebbero seminate nel tempo, e decisamente in un tempo minore di quello che ancora si deve attualizzare, le condizioni necessarie al riconoscimento che dovrebbero esser poste come concetto base di sistemi democratici, a partire da quella “dignità” come universalità intrinseca negli individui, nella loro uguaglianza che, nel caso specifico del 13 giugno 1960, come in tanti altri precedenti e successivi, è stata soppiantata, l’uguaglianza e l’umana dimensione, dal principio della prestazione, della concezione del profitto. Il racconto riportato da Miriam Mafai, infatti, è quello di una realtà sociale in cui «Il concessionario si colloca come arbitro e signore tra il Monopolio e il tabacchicoltore, godendo di un privilegio e di un potere assoluti nei confronti di quest’ultimo, e di garanzie e facilitazioni eccezionali dal primo. [...] La benevolenza dello Stato nei confronti della figura del concessionario è dimostrata da un episodio di questi giorni: dopo lunghe lotte e scioperi locali e nazionali, il lodo Zaccagnini ha fissato un aumento salariale alle tabacchine. Ebbene, il Monopolio si è affrettato a corrispondere ai concessionari la somma di lire 3 miliardi a copertura degli aumenti salariali…che ammontano complessivamente ad un miliardo scarso! Tanta generosità non sorprende, quando si sappia che tra i concessionari si contano alcuni illustri esponenti del partito al Governo». Il racconto, troppe volte comune, della dimensione umana soggiogata da quella economica del dominio.

Francesco Aprile
2012-07-06

lunedì 25 giugno 2012

1962-2012 – 50 ANNI DI MAIL ART, Montecarotto

COMUNE DI MONTECAROTTO
Assessorato alla Cultura MONTECAROTTO (Italy)

CIVICO MUSEO DELLA MAIL ART

MAIL ART MUSEUM
MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARTE POSTALE

(MAIL ART)

INTERNATIONAL MAIL ART EXHIBITION

1962-2012 – 50 ANNI DI MAIL ART

in omaggio a RAY JOHNSON,

dalla NEW YORK CORRESPONDANCE SCHOOL OF ART
 
 
Da questa felice intuizione ad opera degli artisti americani Edward M. Plunkett e Ray Johnson, che ha dato vita al circuito internazionale piu’ frequentato della storia dell’arte (la MAIL ART), sono trascorsi cinquant’anni. Rapporti, scambi , incontri, interventi, progetti ecc. si sono avvicendati, sempre in un clima di partecipazione attiva e continua, con il superamento di qualsiasi barriera politica e ideologica. Questa “danza” di corrispondenza artistica ha coinvolto e tuttora coinvolge artisti di tutte le Nazioni del mondo che, per celebrare insieme questo importante anniversario, hanno inviato interessanti opere per dare un proprio segno di rinnovata adesione, affetto e riconoscimento ad una “Scuola” che è stata in grado di unire artisti di tutto il Pianeta in una sorta di “racconto artistico collettivo” a testimonianza di un fare arte all’insegna della condivisione, del dono, dell’assoluta libertà.
 
Opere di :
 
400 ARTISTI di 37 NAZIONI:
 
(Argentina, Australia, Belgium, Brazil, Canada, Chile, Costa Rica, Denmark, England, Finland,
France, Germany, Greece, Holland, Japan, Ireland, Israel, Italy, Lettonia, Macedonia, Malaysia, Mexico, Norway, Poland, Portugal, Romania, Serbia, South Africa, South Korea, Spain, Sweden, Switzerland, Turkey, Uruguay, U.S.A., USSR e Venezuela)
 
dal 30 giugno al 29 luglio 2012

Inaugurazione: sabato 30 giugno 2012 – ore 18

a cura di Anna Boschi – Mailartmeeting Archives

con la collaborazione del MUSINF – Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione di Senigallia-AN
Catalogo in galleria con introduzione del Prof. Carlo Emanuele Bugatti – direttore del MUSINF di Senigallia e testi di Baracchi – Baroni – Bleus – Bonanno – Broi – Capatti – Carrera – Daligand – Da Lio – Dall’Acqua – Di Poce-Focardi – Frangione – Janssen – Maggi – Morandi – Romeo.
 
Elenco partecipanti al progetto/participants list :     
 
ARGENTINA
 CLAUDIA AGUSTI-Comodoro Rivadavia; ARS & DESIGN –  – Ciudad de Buenos Aires ;  BACANTES GIULO – (Quilmes 1878) Buenos Aires; RUTH GABRIELA GEMINIANI-C.A.B.A.;  MONICA A. GONZALES –  S.G. Bariloche (8400) – Rio Negro;  HILDA PAZ-Bernal 1876;  SUSANA PICASSO – (C.P. 1876) Bernal ;  ALFREDO ROSENBAUM-Buenos Aires; ILIA RUIZ-Comodoro Rivadavia;  CALIXTO SAUCEDO-Florencio Varela (1888); ALEJANDRO THORNTON –  (1416) C.Aut. Buenos Aires;  MARIA NICOLASA TRIVILINO-Florencio Varela (1888); MONICA VALLEJO-4000 S..M. de Tucuman
 AUSTRALIA
 DENIS MIZZI – Sydney South-Sydney 1235;  FIELD STUDY – C/ DAVID DELLAFIORA – Geelong VIC 3220; TERRY REID-Surry Hills 2010-Sydney
 BELGIUM
 MIA DE CEUSTER-2980 Zoersel; LUC FIERENS –  1982 Weerde -  MICHE-ART-UNIVERSALIS – 2330  Merksplas; SAARTJE STIERS -2000 Antwerpen; Mzia VALERIAN – ANKE VAN DEN BERG – B-2230 Herselt – GUIDO VERMEULEN –  B-1030 Bruxelles; JAN THEUNINCK 
BRAZIL
 MARIA DARMELI ARAUJO – Porto Alegre/Rio grande do Sul ; CECILIA CAMARGO-Mavà-SP; EDSON BUENO DE CAMARGO-Mavà-SP;   CARLOS ZURCK CRUZ – Gloria-Rio de Janeiro; ENI ILIS-Campinas-SP;  ERMINIA MARASCA SOCCOL-Porto Alegre; DORIAN RIBAS MARINHO –  Florianopolis (SC) ; CONSUELO MARGARIDA RUBIO DEBIAGI-Campinas-SP 13085-125; ALEXANDRE G. VILAS BOAS-Guarulhos-SP
 CANADA
 DIANE BERTRAND –  St. Leonard QC H1R 2C6;  R.F. COTE’ – Québec, QC 62A 3C9;  DEWI-Toronto; PETER DOWKER – Lac-Brome Québec J0E 1R0; RAYMOND FURLOTTE-Montréal-QC; LA TOAN VINH – Montréal-QC; PENNY LIM-Vancouver; THEO NELSON-Calgary; SNAPPY-Victoria BC; KATHY TYCHOLIS-Vancouver BC; ALEXANDRE GOMEZ VILAS BOAS-Guarulhos-SP
 CHILE
CATALINA ROZAS-San Joaquin-Santiago del Chile; VICTOR FEMENIAS VON WILLIGMANN – Providencia 7500128
COSTA RICA
TINA SCALZONE – Santa Ana – San José
DENMARK
MARINA SALMASO – DK-1620 Kobenhavn V.
ENGLAND
 KEITH BATES-Manchester;  VICK CULL-Ipswich; MARK GREENFIELD – Newcastle, Staffs, ST5 8ZG ;  PETER A LEIGH – London UK; SIMON WARREN –  TRING HP23 6AN UK ;
 FINLAND
 JARMO SERMILA –  FIN-13100 Hameenlinna ;  PAUL TIILILA-36600 Palkane
FRANCE
 AMBASSADE D’UTOPIA – Guivry; ERIC BENSIDON – Paris; CHANTAL CASAMAYOR DE PLANTA –  Le Petit Piquey 33950 Le Cap Ferret ;  DANIEL DALIGAND-Levallois 92300; MICHEL DELLA VEDOVA –  87000 Limoges;  ACHILLE DE MOEWALD –  77320 Saint-Rémy-la-Vanne;  PATRICIA FIAMMINGO; PASCAL LENOIR-60680 Grandfresnoy;  VALENTINE MARK HERMAN –  F-11130 Sigean ;  NATHALIE PEJAC-Lege Cap Ferret; REMY PENARD – Limoges; VINCENT PONS – 92340 Bourg-la-Reine ; MATTHEW ROSE-75014 Paris; URSU-60160 Montataire; MARIE VAILHE – 33950 Lege Cap Ferret
 GERMANY
 HORST BAUR; LUTZ BEEKE –  14471 Potsdam;  ANGELA BEHRENDT – 30171 Hannover;  HANS BRAUMUELLER – D-20259 Hamburg;  MATTHIAS BRUGGER – 88677 Markdorf;I BUNUS-Ettlingen; SCHOKO CASANA ROSSO-Mildbrandt; PETRA DZIERZON – 10781 Berlin;  ELKE GRUNDMANN – 10585 Berlin;  ROLAND HALBRITTER-Nuedlingen; SUGAR IRMER – 10999 Berlin;  EBERHARD JANKE – Edition Janus  – 13507 Berlin; CARMEN LEWIN STERN-Erfurt; LINDENHOF – 24398 Winnemark; HENNING MITTENDORF – D-60433 Frankfurt/Main;  ANDREW MAXIMILIAN NISS- 25557 Hanerau Hademarschen; PTRZIA TICTAC-Starnberg; WILHELM SCHRAMM – A-6700 Bludenz;       RAINER WIECZOREK – 12053 Berlin; BERNHARD ZILLING-10048 Berlin
 GREECE
 KATERINA ARMENOPOULOS – 11143 – Athens – CHONDROS ATHANASIOS –  Psahna, Evia – MICHALIS KOJSARIS – 30400 Ejoliko ;  EUMORFIA GHIKA RACHOUTI –  Chalkis 34100; KATERINA NIKOLTSOU-Thessaloniki;  MARIA SFIMADAKI – Halkida 34100 Evia
 HOLLAND
 RENEE BOUWS -  1071 RC Amsterdam ;  KO DE JONGE  – NL-4330 GD-Middelburg;  RUUD JANSSEN – TAM – 4801-BB Breda;  PIET FRANZEN – SIDAC  - 2311 HG-Leiden; THE MUSEUM OF INSTANT IMAGES – Mr.Colori – Chaam, NL 4861SE;  ROD SUMMERS/VEC – Maastricht
JAPAN
 RYOSUKE COHEN-Moriguchi City-Osaka 570; KAZUNORI MURAKAMI – Hyogo-kan 677-0005 – KEIICHI NAKAMURA – Shinjuku-ku – Tokyo 161-0034
 IRELAND
 PATRICK ANDERSON-McQUOID –  County Leitrim – MARINA MILETIC – County Leitrim; FRANCIS VAN MAELE – Redfoxpress – Dugort-Achill-Co.Mayo
 ISRAELE
 ALEXEEVA NATALIA – Kiriat-Haim 26119
 ITALY
 ALLIRI SILVANA – Quiliano-SV;  ALTOMARE FILIPPO – Sperlinga-EN; AMATO ANTONIO – Aldifreda-Caserta;  ANDOLCETTI FERNANDO-La Spezia; APRILE FRANCESCO-Caprarica di Lecce; BALDASSINI PAOLA – Milano; BALDESSARI GUIDO – Venezia; BANCHI BOBO-Senigallia-AN; BARACCHI TIZIANA-estre-VE; BARALDINI PATRIZIA  – S.Felice s/Panaro; BARDUCCI PIERO – Bologna;  BARONI VITTORE – Viareggio; BASSO UMBERTO-Barletta;  BATTAGLIA PATRIZIA-Massa Lombarda-RA; BATTISTELLA ELISA – S.Donato Milanese; BELLAROSA MARIANO – S. Donato Milanese;  BELLINI GIULIANA-Milano; BELLINI LANCILLOTTO – Verona; BERGAMINI LUISA-Bologna; BERTOLA CARLA – Torino; BIAGI ROSA – Bologna – BONANNO GIOVANNI – 84126 Salerno; BONARI ADRIANO-Bergamo; BOSCHI ANNA – Castel S.Pietro Terme – BOSSI CECILIA –  Paliano-FR ; BROI GIANNI – Firenze; BUONFIGLIOLI GIANNI-Castel S.Pietro Terme-BO; CABRINI PAOLO – Lasnigo-CO;  CACCARO MIRTA– Dueville-VI;  CACCAVALE ALFONSO-Afragola-NA; CAMPAGNOLO ROBERTA – Vicenza; CAPATTI BRUNO– Medicina-BO; CAPORASO ANGELA-Caserta;  CAPPELLARI GIUDITTA – Vicenza; CAPPELLI GIUSEPPE – 25127 Brescia;  CAPUANO GUIDO –  Ispica-RG; CARACCIOLO ANNA MARIA – Cagliari;  CARANTANI MAURIZIA– Bergamo; CARAVITA LAMBERTO-Massa Lombarda-RA;  CARLETTI ALDA – Corridonia-MC; CASSAGLIA BRUNO– Quiliano-SV; CELSAN FERNANDA – Altavilla-VI; CENCETTI ADALBERTO – Bologna; CERMASI GIANNI – Castel S.Pietro Terme-BO;  CERUTTI VALERIA – Castel S.Pietro Terme-BO; CESELLI MAURO-Grosseto; CIMINO COSIMO-La Spezia; CIVALLERO EMMA-Bologna; COLOMBO CARLA – Imbersago-LC; CONTI MASSIMO-Fano-PU; CORRENTI ENZO – Prato;  CORSITTO CARMELA – Canicattì-AG; COTELLESSA GIULIANO – Pescara; CRAIA SILVIO –  Macerata; CUCINIELLO NATALE-Torre Del Greco-NA;  DAL PRA’ MARIA GRAZIA – Thiene-VI; DAVALLI DANIELE-Castenaso-BO; DAVINIO CATERINA – Lecco – DELLA GIUSTINA SERGIO –  Vittorio Veneto – DE MARCHI-GHERINI ANTONIO-Gera Lario-CO; DENTI GIUSEPPE – Paullo-MI;  DE PANICIS MARZIA-Napoli;  DE STEFANI ADOLFINA– Galzignano-PD; DI GIULIO MAURA-Pollutri-CH;  DIOTALLEVI MARCELLO – Fano;  DI VITA ERALDO-Milano  – DONAUDI GIANNI – Imperia;  ELSA EMMY – Catania; ETTORE TOMAS – Sasso Marconi-BO; FEDI FERNANDA-Milano; FERRANDO MAVI-Milano; FESTUCCIA WALTER –  Roma – FOLLIN MAURIZIO – Favaro-VE – FORMIGONI ROBERTO – Brescia – GALLO GABRIELLA-Favaro V.to – GARAVINI LIA – Forlì – GAVINA CLAUDIO – Milano; GIAMBARRESI NELLA-Roma; GINI GINO-Milano;  GOBBETTI PAOLA – Vicenza; GRANDINETTI CLAUDIO – Cosenza – GRASSO SARAH –  Firenze – IACOMUCCI CARLO – Macerata; IACOVETTI ANTONIO – Pescara; I SANTINI DEL PRETE – Rosignano Solvay-LI; JANDOLO BENEDETTA-Bologna; LATTUCA GIOVANNI – S. Cataldo-CL – LEGGER FABRIZIO – Pinerolo-TO – LENTINI ALFONSO – Belluno – LIMONGELLI PIERPAOLO – Bari – LIUZZI ORONZO – Corato-BA; LUCATO GIAN PAOLO – Bassano Del Grappa – LUCCI GISELLA – Massa Lombarda-RA; LUIGETTI SERSE-Perugia; LUCCI GISELLA – Massa Lombarda-RA; MAGGI RUGGERO – Milano; MALQUORI ROBERTO – Firenze;  MAMPRIN OTELLO – Mestre-VE; MANDRINO FRANCESCO – S.Felice S/P-MO; MARANDO LINA (Mirandolina)-Torino; MARCHESE CARMELO-Roma; MARCHI ROBERTO-Seregno-MB;  MARTINA MARIA GRAZIA – Breganze-VI – MATONE ANNA MARIA –   San Remo-IM – MEDDA ITALO – Quartu S.Elena-BO; MEDOLA MASSIMO –   Bologna – MENGUZZATO LORENZO – LOME -  Trento; MICHELOTTI MONICA-Carrara-MS; MILICI VIRGINIA – Paese-TV; MINGARDI DENISE – Caldogno-VI; MOIO GIORGIO-Quarto-NA; MONTOYA  NURIA -  Olbia – MORANDI EMILIO –  Ponte Nossa-BG – NANNI TERESA – Imola-BO; NEGRETTO GIULIANO – Marghera-VE; NOIA ANTONIO – Prunaro di Budrio-BO; NOYA ANGELA – Roma; PACCHIONI FRANCA-Verona; PELATI LINDA –   Milano; PELLATTIERO MONICA;  PENNACCHI WALTER – Cisterna di Latina;  PERSIANI G. GLORIA –  Roma;  PERTONE SILVANO –   Sestri Ponente-GE; PEZZOLI MARISA-Brescia; PEZZOLI RICCARDO-Brescia; PINKY– Cogoleto-GE ;   PITTALUGA ASSUNTA – Cagliari; POLETTI CARLA – Osteria Grande-BO;  PUCCI CARLO – Bologna;  PUCCI ELEONORA-Vicenza; PUCCI GIANCARLO – Fano-PU; QUINTINI ROSELLA-Civitanova Marche-MC;  REGNICOLI GIORGIO – Santa Maria degli Angeli-PG;  RICCI ROSSELLA-Massa Lombarda; RIVABENE PAOLA –  San Donato Milanese-MI; ROMEO CLAUDIO – Villa Raverio-MI;  ROVEGNO PAOLO – Piacenza; ROVERE WALTER – Bologna;  SASSANELLI ANTONELLA – Colturano-MI; SASSU ANTONIO (Gruppo Sinestetico) – Torreglia-PD;  SBIETTI STEFANO –  Arezzo ; SCALA ROBERTO –  Massa Lubrense-NA;  SCLAUNICH RENATO-Bolzano;   SERGIAMPIETRI DANILO-La Spezia; SEVERINO DOMENICO –  Pompei – SILVI C. FULGOR-Frontone-PU; SPAGNUOLO LUCIA-Civitanova Marche-MC; STARACE SALVATORE-Vico Equense-NA; STRADA GIOVANNI e RENATA – Ravenna ; TERRONE GIAN PAOLO-Saronno-VA;  TORRACO GIUSEPPE LUCA-Foggia; TULUMELLO AGOSTINO -. Montedoro-CL; VERNOCCHI VANNA – Medicina-BO;  VERONESI ROSANNA – Milano; VEZZOLI MAURO- 13043 Cigliano-VC; VIDALI MARINA – Arcugnano-VI;  VITACCHIO ALBERTO – Torino; VITI PIERO – Firenze; ZANONI ROBERTA-Travo-PC;
 ISRAELE
ALEXEEVA NATALIA-Kiriat-Haim 26119
LETTONIA (LATVIA)
ANETE ULMANE – Riga, LV-1048
MACEDONIA
 ZLATKO KRSTEVSKI – 7500 Prilep
 MALAYSIA
 SHAHRUL SAHEE – Faculty of Fine Art – National Arts Culture and Heritage Academy (ASWARA) – 50480 Kuala Lumpur – SUZLEE IBRAHIM – Bandar Baru Bangi – 43650 Malaysia
 MEXICO
 JUAN RODRIGUEZ LOPEZ – colonia insurgentes Durango, Durango
 NORWAY
 JAROMIR SVOZILIK – 0271 Oslo
 POLAND
ROBERT ZNAJOMSKI – 21010 lECZNA
PORTUGAL
 JOSE’ LIBERATO ALMEIDA-Porto; HELDER COELHO DIAS – 2100-519 Faganza/Coruche; LURDES SOUSA-1495-024 Alges;
 ROMANIA
 CRISTINA OPREA – Craiova; OVIDIU PETCA-Cluj-Napoca
 SERBIA
RORA & DOBRICA KAMPERELIC – RadivojaKoraca 6 – 11000 Beograd
SOUTH AFRICA
CHERYL PENN – Glen Anil 4051
SOUTH KOREA
ANTIC-HAM – Seoul 110-200
 SPAIN
PEDRO BERICAT – 50080 Zaragoza ;  DANIEL DE CULLA’ -09006-Burgos; FERRAN DESTEMPLE – Cabrils-08348-Barcelona ;  BARTOLOME’ FERRANDO – 46183 La Eliana-Valencia ; ANTONIO MORENO GARRIDO – 08205 Sabadell (Barcelona) ;  ALICIA GIL-36206 Vigo; FRANCISCO SANCHEZ GIL-Marbella-Malaga; MIGUEL JIMENEZ -  41008 Sevilla; LOUMOND-17811 Girona; ANTONI MIRO’ – Alcoi; BRUNO NEIVA – 15001 A Coruna ;  CESAR REGLERO – 43080 Tarragona; SUSANA RIBUFFO-Madrid 28005
 SWEDEN
TANIA KROSSE – Stockholm;
SWITZERLAND
PETER W. KAUFMANN-Ebmatingen; DARKO VULIC-Boncourt
TURKEY
 CEM DEMIR –  01330 Adana; SABRIYE CELIK-Burhaniye
 URUGUAY
CLEMENTE PADIN – C. Correo C. 1211 – 11000 Montevideo
U.S.A.
REED ALTEMUS – Portland ME 04112 ; DARLENE ALTSCHUL – Woodland Hills CA 91367-5754 ;  DAVID STANLEY APONTE –Philadelphia, PA 19125;  JOHN M. BENNETT – Luna Bisonte Prods., Columbus, OH 43214 ; GUIDO BONDIOLI –  Sweet Home, OR 97386; KEITH BUCHHOLZ;  Buz BLURR – Gurdon (Ark.) 71743-1835; C.T. CHEW/Triangle Post – Seattle, WA 98115; STEVE DALACHINSKY – New York 10012;  MIKE DICKAU – Sacramento, CA 95819-4033; PUNKIE EBERT –  Fairfax, CA;  FACE COMPANY (SWARTZ) – Rochester, NY 14608;  HONORIA-Austin-TX 78703; JAS FOSTER – Winsten-Salom NC 27103; JOHN HELD – San Francisco, CA 94141;  FLEUR HELSINGOR – Oakland,CA;  JENNIE HINCHCLIFF-San Francisco, CA94117;  JENNIFER KOSHAREK – St. Petersburg, FL 33705;   CONNIE JEAN – Titusville, FL 32780; LIKETELEVISIONSNOW – Tamworth NH 03886; LINDA LEVINE – San José, CA 95118;  RUSSELL MANNING – Dallas TX 75211-2513;  DAVID MOHALLATEE – Richmond, Kentucky; THE STICKER DUDE, Ragged Edge Press-NYC; THEO NELSON; ALEXANDRA PHARMAKIDIS – Austin TX 78 702;  OH  BOY, John Tostado – Burbank, CA 91505; PUNKIE EBERT-Fairfax, CA 94930;  MONICA REX-Los Angeles,CA 90066; CANDY SUZY Q REYNOLDS – Oklahoma City, OK 73131;  JOHN GREENDREAM REYNOLDS – Oklahoma City, OK 73131; OTTO DAVID SHERMAN – New York NY 10019-5035;  JUDITH A SKOLNICK – Washington ;  STATE OF BEING – Oberlin OH 44074;  LIANA SWINK – Portland ,OR 97221;  CHRISTINE TARANTINO – Wendell, Massachusetts 01379;  Dr. BARON JOSEPH A. UPHOFF, Jr. –  Colorado Springs, CO 80905 1774 ; VICKI ANGEL, – Pinson, Al 35126-3303; J. WEAVER – Freedom, CA 95019
 USSR
 DMITRY BABENKO –  Krasnodar-80; OT KYDA:RUSSIA-Krasnbix Borcov; NIKOLAI LUKIN –  Odessa 65125 (Ukraine);  OLEINICK OLEG – Odessa 65031 (Ukraine)
VENEZUELA
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venerdì 22 giugno 2012

Edoardo De Candia, il tratto selvaggio dei colori delle belve

Il pensée du Midi in Albert Camus, non abbandonarsi alla hybris, al peccato, il senso del limite per non sfociare incondizionatamente né nella ragione, né nella religione, non arrendersi a quel senso tutto europeizzante della catastrofe del vivere, della totalità della ragione. Mantenersi alla giusta distanza, nutrirsi della luce. I colori di Matisse, le belve del fauvismo, le forme allungate delle donne di Matisse, lo strabordare di queste forme, di gambe, braccia, il nudo rosa, corpi distesi danzanti espressione di una dimensione che è affermazione di vita. Edoardo De Candia è sintesi ed evoluzione di tutto questo. Pittore, nato a Lecce nel 1933 e morto, sempre a Lecce, nell’agosto del 1992. Il poeta Antonio Leonardo Verri lo inserì fra i Selvaggi Salentini. I nudi di De Candia sono tratto, sono luce e tormento, espressione di una pittura che è sintesi dell’esperienza selvaggia delle forme e dei colori di Matisse, ma che in De Candia si realizzano, nei nudi, come tratto e desiderio, ritornare a qualcosa di dimenticato, il raccordo con la coperta delle mancanze, dei turbamenti. La gioia del vivere di quello che Verri definì un “Cavaliere senza terra” è raccontata proprio dal poeta di Caprarica di Lecce che in svariati scritti ed interviste tratteggia la figura essenzialmente Midi del penserio e del gesto di De Candia, che si nutre di luce, di sole, di mare, di un bagno che appartiene a chi sa come accostarsi alle acque per districarvisi in un momento di raccordo ad una dimensione silenziosa perché dimenticata, recondita, nascosta nell’intimo della condizione umana, del nuotare in un universo di luce, di calore che accoglie la vita e sostiene la creazione. I nudi di De Candia rendono chiara una sintesi di tutto questo, esulando dal colore delle forme nelle figure di Matisse, si fanno tratto, lucidità di un desiderio che dall’Altro è frustrato, filtrando il tormento nell’essenzialità delle forme che si aprono alla vita, ma che il vissuto personale del pittore traduce in questa sua sintesi estrema, fra l’esperienza del manicomio e l’inesaurita richiesta di vita, nella continua rappresentazione delle forme, dei corpi attraverso cui provare una winnicottiana autoesperienza di sé, attraverso la ricezione del corpo e della sua immagine. Scrive Francesco Saverio Dòdaro, nel volume “Edoar Edoar” curato da Maurizio Nocera per le edizioni Il Raggio Verde nel 2006, che le coperte del letto con le quali Edoardo De Candia, disteso, gioca, sono «un’inquadratura di grande interesse: fotogrammi winnicottiani, connotativi di profonda solitudine, di richiesta d’amore, di protezione maternale. E qui l’aggettivo va ampliato, va vocalizzato tra i lampioni spenti dell’agorà e i camici bianchi della follia. Tra le manette e l’elettroshock. Il gioco delle coperte. E lo sputo. Il rutto. Lo sperma. Tutta da sviluppare la com-prensione». Edoardo De Candia, «una delle figure artistiche più sottovalutate del nostro ‘900» (Egidio Marullo, docente di Storia dell’arte), fu espressione totale dell’arte per l’arte che non si sporca con nulla e continua a generarsi nella purezza della sua luce, nell’incontro mai accantonato, nonostante le vicissitudini, nella continua ricerca di positività che nell’Altro esiste nel possibile delle relazioni sociali. Lucio Fontana, a Milano, si accorse di lui, percependone «il guizzo, la genialità; fino a che trova il modo per mandarlo in Inghilterra, a Londra, presso un college, una buona Accademia d’Arte» (A. L., Verri, Edoardo, un cavaliere senza terra, Sud Puglia, settembre 1988). Ma Edoardo cercava il contatto, come quella parola “Amo” dipinta nel tratto selvaggio dei colori delle belve.

Francesco Aprile
2012-06-22