Visualizzazione post con etichetta renato leopizzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta renato leopizzi. Mostra tutti i post

lunedì 1 ottobre 2012

Diversalità Poetiche di ottobre per Renato Leopizzi


Diversalità N. diciotto apre con il numero di ottobre dedicato a Renato Leopizzi. La rivista è in download al link: http://www.francescopasca.it

Per questo nuovo numero, Diversalità Poetiche propone un recupero della figura di Renato Leopizzi letta sullo sfondo di un confronto dialettico (poetico, letterario, artistico, di riflessione) attorno ai sistemi repressivi ponendo il dialogo e l’ascolto, incessanti, in uno spaccato argomentativo in cui in maniera ampia si affrontano tematiche legate a sistemi repressivi, spesso di matrice culturale, il tutto legato al recupero della figura di Leopizzi che da sfondo, filo conduttore, tema centrale e altro ancora, e conferisce forza e respiro al prodotto finale.

In questo Foglio:

• Egidio Marullo - ritratti di libertà
• Paolo Vincenti - memoria
• Elio Coriano - H64367/68/69/70/71/72/73/74
• Francesco Aprile - le pratiche dell'orrore
• Maurizio Nocera - Grillaquila / Leopizzi
• Giancarlo Serafino - nel ventre della morte
• Luc Fierens - immagini
• Francesco Carrozzo - libertà
• Caterina Trovato - semper ire
• Francesco Pasca - l'opportunità nascosta
• Cristiano Caggiula - l'indica pungente
• Antonio L. Verri diario 22 - 1-1984
con una lettera di Ignazio Apolloni

domenica 17 giugno 2012

Non sono pazzo. Ricognizioni poetiche sulla figura di Renato Leopizzi

_Non sono pazzo
                            _Ho solo paura degli uomini che altri uomini uccidono.



di Francesco Aprile
 
Per non cedere [
            [nelle accomodanti sperlunghe di tempo
scesero per me. con me a forza_
inesplicabili torsioni di scalini e porte e stanze. sviluppate nelle chiuse dantesche dell’inferno.
scesero per me. con me a forza.
per non lasciarmi sveglio alla vita_
spinsero in coma il mio corpo|
senza colpo ferire sulle mie idee.
spinsero. spinsero ancora in coma il mio corpo|
spinsero[
              e niente ferirono delle idee.
spinse-
           -ro. nei digiuni grigi della solitudine. la mia anima.
ma la mia solitudine. è quella di molti. e tutti. e conosciuti e sconosciuti uomini. ma la mia solitudine. è quella di tutti. di quattro mura bianche che mi chiudono gli occhi. di quattro. quattro mura bianche che mi fissano in un perimetro di urla e silenzi. e mi tolgono il cielo dagli occhi. ma la mia solitudine è quella di tutti. è nella deprivazione umana che s’accaniscono. è nella nostalgia delle mura bianche che mi opprimono e sopprimono. e nella latenza del vivere_ mi seppelliscono.
Mi uccisero due volte.
quando alla notte a forza mi portarono.
quando alla notte a forza mi tacitarono.
Mi uccisero tre volte.
quando in quella stanza per anni mi cacciarono e finsero la mia finta morte.
E quante. Quattro volte ancora mi uccisero.
quando nulla seppi della morte del regime che a forza mi aveva rinchiuso.
E quante. Cinque volte ancora mi uccisero.
quando morire mi toccò davvero. dopo 30 anni di morte nuda. in quattro mura bianche e nostalgie accusanti incastrate negli occhi. ora chiusi. imbrattati dalla cattiveria bruta di un regime senza libertà d’essere uomini.
E quante. Quante volte ancora il corpo mi hanno cacciato. E quante. Quante ancora lo cacceranno anche ora che non c’è più. anche ora. ora. e ora che gira il vento e soffia sulle mie parole. e ora. ora che il tempo s’alza come un sipario a scoprire e scoperchiare e smontare. le nostalgie stanche di quattro mura e cieli bianchi cancri chiusi in queste stanze. ho attraversato incerti spazi di tempo. ho attraversato il dolore. la pazzia dei tiranni. la ferocia. il bello e il cattivo tempo. e ora che ho attraversato stanze smunte di ricordi. e ora. ora. ora che ho attraversato i silenzi e non ho mai saputo che la resistenza non è stata vana. e non ho mai potuto raccontare ai nuovi arrivati che è poesia la resistenza e resistenza è la poesia e il grido. che fra le quattro mura ancora rimbalza. è la chiusa della mia vita spezzata.

mercoledì 13 giugno 2012

Renato Leopizzi, un uomo per la libertà. Nota biografica

Renato Leopizzi nasce a Parabita il 19 luglio 1905. Di famiglia agiata, figlio di Andrea Leopizzi e Antonia Indraccolo, secondo genito di una famiglia numerosa – dopo di lui nasceranno altri 4 fratelli – trascorre la fanciullezza frequentando le scuole locali. Nel 1917 la morte della madre, alla quale seguirà, ad un anno di distanza, la morte del padre. I figli si divideranno fra una zia paterna ed una zia materna che vive a Lecce. Successivamente tutti i Leopizzi si trasferiranno a Lecce. Qui, Renato, studierà presso il Collegio Argento dei Gesuiti e poi presso le Scuole pubbliche, e stringerà amicizia con Raffaele Aloisi, il cui padre avrà un’influenza importantissima sul giovane Reanato, avvicinandolo alla fede repubblicana. Dal 1920 al 1922 entra a far parte del Circolo Giovanile Giuseppe Mazzini, dimettendosi per le sue idee troppo spinte, non condivise dagli altri membri del circolo. Collabora con giornali e riviste, locali e nazionali: «L’Araldo, di Lecce; Il Crepuscolo, di Trieste; Lettura Artistica, di Brindisi; Rivista Dalmatica, di Zara; Piccolo Teatrale di Milano; Arte e Morale, di Salerno; Rinnovamento, di Messina; e altri; diventa membro dell’Associazione della Stampa di Lecce. Scrive, legge, studia, pubblica; progetta racconti e romanzi. Compone un dramma in 5 atti “Il fallo sociale” che pubblica nel 1924». (D’Antico, A., Renato Leopizzi, un uomo per la libertà, Edizioni Il Laboratorio, Parabita (Le) 1987).
Dal 4 gennaio 1925 è in Belgio, a Liegi dove studia Scienze Naturali presso la locale Università. A Liegi stringe rapporti d’amicizia e collaborazione con altri antifascisti italiani esuli o studenti come lui, fondando la rivista letteraria “Vita”. Dal novembre del ’26 è a Parigi, dove frequenta la Facoltà di Medicina della Sorbona. Qui, entra in contatto col gruppo di antifascisti che ruota attorno al “Corriere degli Italiani” che, poi, diventa sede della “Concentrazione antifascista”. Inizia a scrivere sotto lo pseudonimo di Elio Salentino, stringendo rapporti d’amicizia e collaborazione con Aldo Salerno, Alviso Pavan, Beltrani. Nel ’27 lascia Parigi per tornare a Lecce, ma viene intercettato un pacco presso la frontiera di Domodossola, speditogli dall’amico Pietro Piccarreta, contenente tutto il suo materiale rimasto a Parigi (libri, articoli, manoscritti) e «comprovante l’attività antifascita di Renato e il fatto che egli altri non era se non il noto Elio Salentino» (D’Antico, A.). Processato dal tribunale di Bari, viene condannato dalla Commissione Provinciale a 5 anni di confino. Riconosciuto colpevole di attività sovversiva e antinazionale, il 6 aprile 1928, viene condannato a 6 anni, tre mesi e quindici giorni di prigionia. «La famiglia inoltra ripetutamente domande di grazia che egli si rifiuta di firmare per non dover rinnegare i suoi principi, la sua fede, i suoi ideali» (D’Antico, A.). Il regime, non sapendo piegare il suo spirito lo definisce come “vaneggiante” rinchiudendolo nel Manicomio Criminale di Napoli (1932), ma nel ’33 viene fatto tornare a Lecce, dalla sorella Maria. A Lecce progetta una nuova rivista, “La nuova stampa”, scrive il romanzo “La campana del mio convento”, cerca di riallacciare i rapporti con gli altri antifascisti, ma la Lecce del tempo non si accorge di lui, che resta continuamente sorvegliato dalla polizia, e intraprende la strada del silenzio, dell’indifferenza. Un giorno abbandona, senza preavviso, Lecce, recandosi a piedi a Parabita «dove aveva ascoltato per la prima volta la tenerezza degli affetti e il tepore dei sentimenti, dove aveva stabilito le prime amicizie, sentito il palpito dei primi ideali, ascoltato la voce del bisogno di libertà» (D’Antico, A.). Si reca nel cimitero a pregare sulla tomba dei genitori. Viene ritrovato a Leuca e giudicato, dalla polizia, affetto da “paranoia allucinatoria, pericoloso per sé e per gli altri” internandolo nel Manicomio di Lecce. Un certificato accerta la morte di Leopizzi pochi anni dopo esser stato rinchiuso in manicomio, morirà, in realtà, nel 1974 senza aver mai saputo che il regime contro cui aveva combattuto era stato sconfitto.


Liberamente tratto da: D’Antico, A., Renato Leopizzi, un uomo per la libertà, Edizioni Il Laboratorio, Parabita (Le) 1987